“FACCE”, una mostra Open Source

A partire dalla prossima settimana (esattamente dal 14 febbraio) fino al 14 giugno, a Padova, presso le Sale espositive del Centro di Ateneo per i Musei (in via Orto Botanico, 15), sarà possibile visitare “Facce, i molti volti della storia umana“, una mostra decisamente particolare.

La mostra è la logica prosecuzione del Progetto Taung, portato avanti dall’Università di Padova in collaborazione con Arc-Team, Cicero Moraes e l’associazione Antrocom, e a cui anche noi abbiamo preso parte stampando in 3D il lavoro finale). Si trattava di ricostruire il volto del Bambino di Taung, un cucciolo di australopiteco vissuto circa 2 milioni e mezzo di anni fa; l’aspetto più interessante del progetto consiste nel fatto che l’intero lavoro è stato portato avanti utilizzando esclusivamente software libero. Qui potete trovare le slides che abbiamo mostrato lo scorso 8 dicembre in un evento a Sesto Fiorentino, e che descrivono l’intero procedimento passo-passo. 

Il cranio del bambino di Taung stampato con la nostra Volta. Per scaricare il file .stl cliccare QUI

Le ricostruzioni facciali di Cicero Moraes sono nel tempo proseguite, fino a toccare l’apice con la ricostruzione del volto di S.Antonio da Padova, lavoro che ha trovato ampia eco sui media, sia locali (veneti) che nazionali.

La mostra FACCE mostrerà dunque molte di queste ricostruzioni facciali, con un approccio assolutamente innovativo e di cui sarà interessante valutare il riscontro sul pubblico (soprattutto tra i più giovani). 

Altrettanto interessante è poi la definizione di “mostra Open Source” che è stata data a quest’esposizione; sono 4 i punti a cui si fa riferimento:

  1. L’utilizzo di software FLOSS (Free/Libre Open Source Software) e, laddove possibile, anche di Open Hardware
  2. Tutti i materili prodotti (modelli 3D, immagini, software, hardware) saranno rilasciati sotto licenza CC-BY
  3. Il ricorso al crowdfunding come mezzo di raccolta di fondi per l’allestimento della mostra stessa
  4. Il tentativo di ottenere alcuni materiali per la mostra tramite crowdsourcing, chiedendo alle persone di rilasciare i materiali con licenze aperte di cui supra

Una mostra che potremmo dunque definire come perfettamente rappresentante dell’ideale Hacker di libera condivisione della conoscenza e della cultura. Una mostra che, ad esempio, ad Aaron Swartz sarebbe piaciuto molto. 

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