Tecnologia vs follia: il progetto Mosul

The Lion of Mosul
by neshmi
on Sketchfab

In passato vi abbiamo raccontato più di una volta di come la tecnologia 3D (scanner + stampa) si stia rivelando un formidabile aiuto per il mondo dei beni culturali, e, in particolar modo, per l’archeologia.

Mai, però, avremmo voluto che queste invenzioni tecnologiche diventassero (quasi) l’ultima spiaggia per salvare una parte importante del patrimonio culturale mondiale dalla distruzione.

E invece, nel 2015, questo è esattamente ciò che è successo. 

Sono ancora fresche nella memoria di molti di noi le immagini -trasmesse dai media di tutto il mondo- che immortalano un manipolo di mentecatti esaltati nell’atto di distruggere le opere d’arte del Museo di Mosul, o, addirittura, a passare con una ruspa sopra il sito di Ninive. 

E proprio per salvare almeno qualcosa dalla follia umana è nato il Progetto Mosul, nato su iniziativa di alcuni esperti (Marinos Ioannides, coordinatore della Rete di formazione per il Patrimonio  Culturale digitale della Commissione Europea; Charles Jones, dell’Università di Chicago e altri) e di molti volontari; scopo del progetto è di recuperare quanto più materiale digitale possibile (foto, video) per provare a ricostruire delle copie dei reperti, sfruttando la scansione e la stampa 3D. 

Questo il Manifesto:

Il video messo in circolazione il 26 febbraio 2015 mostra l’orrenda distruzione del Museo di Mosul ad opera dei soldati dell’Isis. Non è la prima volta che questo museo si trova in condizioni di sofferenza a causa dei conflitti, ma la distruzione sistematica è una novità assoluta, e questa volta vogliamo rispondere con l’applicazione delle tecnologie digitali per il patrimonio culturale. 

Crediamo che la maggior parte dei reperti del museo sia stata saccheggiata, e che qualunque oggetto abbastanza piccolo da poter essere trasportato comparirà a breve sul mercato nero. Qualunque cosa troppo grande per poter essere venduta pare aver subito una fine violenta a causa degli estremisti dell’Isis. In entrambi i casi è però possibile ricostruire virtualmente i reperti perduti attraverso la fotogrammetria e il crowdsourcing. Dato un numero sufficiente di foto o scansioni -digitali o analogiche- è possibile creare dei manufatti o dei surrogati digitali di essi. E ciò presenta due vantaggi immediati: aiuta ad individuare i reperti perduti e ricreare quelli distrutti. 

Ci poniamo l’obiettivo di coordinare lo sforzo volontario di esperti e appassionati nella raccolta di immagini digitali sufficienti, e della creazione di repliche digitali dei reperti. Ci piacerebbe lavorare il più possibile con l’amministrazione del museo di Mosul, così come con gli esperti che hanno familiarità con le collezioni e il materiale. 
Tutti i dati raccolti saranno liberamente disponibili per il pubblico. 

Questo progetto è una risposta diretta all’insensata distruzione del patrimonio culturale da parte degli estremisti, non solo dell’Isis, ma di chiunque usi esso come pretesto per il potere politico. 
Noi vogliamo riportare alla vita questo patrimonio attraverso gli strumenti digitali, restituendo al pubblico l’accesso a tutto ciò che è stato distrutto, a cominciare dal museo di Mosul. 

Vi chiediamo di aiutarci in questa missione, in questo progetto che stiamo portando avanti volontariamente, nella speranza di rendere il patrimonio culturale accessibile per tutti. 

Marinos Ioannides, ITN-DCH project coordinator
Matthew L. Vincent, Early Stage Researcher
Chance M. Coughenour, Early Stage Researcher

Chi fosse in possesso di materiale che ritiene utile può contribuire al progetto inviando una mail a projectmosul@itn-dch.net, o utilizzando questa pagina.

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