La bio-stampa 3D aiuta a combattere il diabete

Continuiamo a parlare di bio-stampa 3D, ossia della possibilità di produrre tessuti, organi umani a partire da cellule staminali.

La scorsa settimana vi avevamo parlato del futuristico e quasi fantascientifico progetto EYE, il cui scopo è creare un super-occhio in grado di immagazzinare i dati e addirittura connettersi a Internet.

Oggi invece torniamo con i piedi per terra, per parlare di qualcosa di un po’meno ambizioso ma altrettanto utile: la lotta al diabete di tipo 1, ovvero alla ipoglicemia.

Una delle terapie per questa malattia è il trapianto delle isole di Langerhans, con cui si cerca di reintegrare la secrezione endogena di insulina; e per far ciò c’è bisogno di iniettare nel paziente degli immunosoppressori, per evitare che il sistema immunitario attacchi le cellule nuove.

Ed è qui che entra in gioco la bio-stampa 3D; l’ultima frontiera di questo tipo di intervento prevede l’uso di una sorta di “impalcatura” bio-stampata, che favorisce una diffusione più ottimale delle nuove cellule nel corpo del paziente.
Ma il Dr. A A van Apeidoorn, che sta studiando questo metodo, si spinge oltre; se gli esperimenti dovessero funzionare, in futuro il trattamento potrebbe consistere nel “posteggiare” temporaneamente le isole di Langerhans nel corpo del paziente, giusto il tempo di far scambiare ossigeno e altre sostanze.

 

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