FAQ Kentstrapper
In questa sezione abbiamo messo insieme alcune situazioni che si possono verificare utilizzando una stampante 3D, le domande più frequenti e le relative risposte.
Le categorie di domande sono divise in base al componente della stampante.
Se non trovi le risposte che cerchi, contatta il nostro reparto di assistenza tecnica, troveremo tutte le risposte ai tuoi dubbi nel più breve tempo possibile
Che cos’è una stampante 3D?
Una stampante 3D è una macchina che consente di produrre un oggetto solido partendo da un modello digitale realizzato con un software di modellazione 3D.
La stampa tridimensionale di un oggetto si ottiene tramite il processo di produzione additiva di materiale, ossia la sovrapposizione dei diversi materiali in strati. È una procedura inversa a quella utilizzata nei tradizionali sistemi di fabbricazione (produzione sottrattiva), in cui l’oggetto viene ricavato da operazioni di taglio e perforazione di un blocco di materiale iniziale.
La stragrande maggioranza delle stampanti tridimensionali si ispira al Progetto RepRap, un’iniziativa nata nel 2005 con l’obiettivo di realizzare una stampante 3D in grado di produrre autonomamente i suoi stessi componenti. Tutti i lavori nell’ambito di tale progetto sono stati pubblicati con licenze Open Source, cosa che ne ha permesso la diffusione e lo sviluppo.
Quali sono i materiali utilizzabili dalle stampanti 3D Kentstrapper?
I materiali utilizzati sono polimeri termoplastici tra i quali i più diffusi sono
- ABS, Acrilonitrile-butadiene-stirene, un materiale termoplastico che può essere stampato sia ad iniezione che a estrusione. È più resistente del PLA, ma richiede una temperatura maggiore per l’estrusione (240-250°C). Queste caratteristiche lo rendono più appropriato del PLA per la realizzazione delle parti piccole dei prodotti. In generale, è ideale per realizzare prodotti resistenti agli urti e all’usura. Per esempio, è il materiale con cui sono realizzati i blocchi del Lego.
- PLA, Acido Polilattico, un biopolimero derivante dall’amido di mais e completamente biodegradabile. È più resistente del PTFE e fonde ad una temperatura più bassa (180-220°C). Tra i vantaggi del PLA, rispetto all’ABS, c’è la possibilità di avere molti più colori e una maggiore elasticità, che permette la creazione di oggetti come molle o simili.
- In linea generale, si possono utilizzare anche Nylon, Pet, Laywood, Laybrick e Flex
Quali software è possibile usare per la modellazione 3D?
Per realizzare il disegno tridimensionale che si desidera stampare si possono utilizzare svariati software, gratuiti o a pagamento, l’importante è avere la possibilità di esportare il disegno nel formato .stl o .obj, ovvero i formati che il software di conversione riconosce.
Di seguito un elenco di alcuni software per la modellazione tridimensionale.
- Blender è senza dubbio il miglior software Open Source per la modellazione, il rendering e l’animazione 3D. È in grado di importare ed esportare file in vari formati, tra cui .obj e .stl, le estensioni più comuni che si trovano sul web.
- Software gratuito e Open Source di modellazione 3D parametrica, in grado di gestire vari formati. Si apprende in poche ore, è l’ideale per chi vuole iniziare a modellare oggetti semplici. Disponibile per Windows, MacOS e Linux.
- Autodesk 123D Catch. Software in grado di creare modelli tridimensionali elaborando una serie di fotografie di un oggetto, prese da diverse angolazioni. Disponibile per Windows XP (Service Pack 3 o superiori), Windows 7 e dispositivi mobili della Apple (iPhone e iPad). È possibile utilizzare il software anche online, senza installazione, ma solo usando Google Chrome come browser e registrandosi sul sito web Autodesk (oppure eseguendo l’accesso con un account di un social network).
- Autodesk 123D Design. Della stessa famiglia di 123D Catch, questo programma serve alla modellazione digitale degli oggetti tridimensionali. Tramite il sito web è inoltre possibile richiedere la stampa tridimensionale degli oggetti modellati. Disponibile per Windows 7 e Mac (Mac OS X, versione 10.7 o superiore, con processore Intel a 64-bit) e per iPad.
- 3Ds Max. Software per la modellazione, l’animazione ed il rendering 3D prodotto e commercializzato da Autodesk. Disponibile per Windows XP (Service Pack 3 o superiore) e Windows 7.
- Software a pagamento prodotto dalla Dassault Systèmes SolidWorks Corporation, dedicato appositamente alla progettazione e alla produzione di apparati meccanici. Disponibile soltanto su sistema operativo Windows.
Perché l’oggetto stampato si stacca dal piatto o ha alcuni angoli imbarcati?
I motivi principali che causano questo fenomeno sono tre:
- Il primo strato non ha aderito per bene al piatto di stampa per colpa di parametri sbagliati.
- La distanza piatto-estrusore non è stata regolata correttamente.
- Sul piatto di stampa non è stata data correttamente la lacca o il prodotto adesivo.
Di seguito le soluzioni, in ordine:
- Quando si effettua una stampa, è buona norma settare la velocità del primo strato più lenta rispetto a quella degli altri strati, consigliamo di settarla sotto i 20 mm/s, infatti in questo modo il primo strato, essendo depositato lentamente, potrà aderire meglio al piatto di stampa. Inoltre è buona norma settare lo spessore del primo strato oltre il 100%,tra i 150% e 200%, in modo tale che sia più abbondante. Nel caso in cui gli oggetti che si vanno a stampare abbiano una superficie di appoggio abbastanza esigua, si possono abilitare dal software di conversione il brim o il raft per facilitarne la stampa.
- Se la distanza piatto-estrusore non è settata correttamente, sia al centro che sugli angoli del piatto stesso, può accadere che in alcuni punti il primo strato non sia depositato in modo uniforme e che pertanto non aderisca correttamente al piatto di stampa in quegli stessi punti. In questi casi è necessario controllare la calibrazione del piatto di stampa, e nel caso correggere effettuando la regolazione necessaria.
- Ad ogni stampa lo strato di lacca o di prodotto adesivo dato sul piatto si consuma, pertanto prima di avviare una nuova stampa è buona norma ridare la lacca – per la corretta procedura puoi guardare il video qui di seguito.
Non riesco a caricare il filamento nell’estrusore, come posso risolvere?
Se non si riesce a caricare il filamento secondo la metodologia mostrata nel video tutorial, tagliamo gli ultimi centimetri del filamento. Il trucco è tagliare il filamento con un angolo a punta, in modo che sia più semplice inserirlo attraverso il meccanismo di spinta e successivamente nell’estrusore. È importante assicurarsi che il filamento non presenti curve o grovigli. A questo punto scaldiamo l’estrusore e spingiamo a mano il filamento caricato precedentemente in modo tale da farlo fuoriuscire dalla punta dell’estrusore, infine tramite il software di gestione o il pannello lcd diamo il comando di estrusione per controllare che venga estruso correttamente.
Non riesco a caricare il filamento nell’estrusore, come posso risolvere?
Questo rumore di solito è causato dal fatto che il motore cerca di spingere il filamento, ma non riuscendoci perde passo. Le cause possono essere diverse, ecco le principali:
- Il filamento plastico non è stato caricato correttamente oppure non è di buona qualità, non ha lo stesso diametro in tutti i punti, o ancora la temperatura settata per il filamento utilizzato non è corretta – proviamo ad aumentare la temperatura di 5/10°.
- Distanza piatto-estrusore: L’estrusore si trova troppo vicino al piatto di stampa, pertanto la plastica spinta non riesce a fuoriuscire dalla punta perché non ne ha fisicamente lo spazio. Controlliamo che la calibrazione sia stata effettuata correttamente, e nel caso aumentiamo la distanza piatto-estrusore
- Blocco dell’estrusore. Si può essere formato un blocco all’interno dell’estrusore, spesso causato dai due motivi descritti precedentemente, e per risolvere occorre effettuare la procedura di pulizia.
Come posso effettuare la procedura di pulizia dell’estrusore?
Per poter effettuare la procedura di pulizia dell’estrusore occorrono uno spiedo di metallo di diametro 1,6mm e con una lunghezza di 10 cm, e una punta a ferro di diametro 0,4 mm. Dal momento che occorre effettuare questa procedura ad estrusore caldo, facciamo particolare attenzione a non ustionarci.
Procediamo dunque a riscaldare l’estrusore in modo tale da poter rimuovere il filamento, se presente. Tolto il filamento, occorre ora rimuovere la guida bianca di teflon, pertanto premiamo l’anello nero posto sulla parte alta dell’estrusore, in modo tale che la guida bianca di teflon possa essere sfilata, tirandola con delicatezza.
A questo punto usiamo lo spiedo: infiliamolo nell’estrusore in modo tale che, spingendo delicatamente verso il basso dentro la camera di estrusione, l’eventuale blocco venga spinto verso la punta e sciolto.
Infine prendiamo la punta da 0,4 mm e spingiamo delicatamente dentro l’ugello (la parte da cui fuoriesce la plastica) per alcune volte, facendo avanti e indietro in modo tale da stasare l’eventuale punta bloccata.
Effettuate queste operazioni, occorre rimettere la guida bianca di teflon a suo posto, facendola passare sempre per l’anello nero e premendola fino a battuta, infine carichiamo il filamento, come da istruzioni, e procediamo a effettuare il test di estrusione.
Se la procedura descritta sopra non risolve, occorre effettuare una pulizia più approfondita – per effettuarla, segui il video qui di seguito.
Tutorial
Sul nostro canale Youtube Kentstrapper trovi tutti i nostri video tutorial ed a questi link i manuali e guide